I Primi Cristiani
A questo punto, avendo dai vangeli, un’immagine di com’era Gesù, teniamole ben salda in mente e facciamone il criterio di valutazione per quello che leggeremo dopo. Naturalmente il prossimo passo è lo studio del primo cristianesimo, raccontato da Luca negli Atti degli Apostoli, che segue i quattro vangeli. Si tratta di una lettura piacevole, ma sulla quale devo fare una premessa. Chiaramente il primo cristianesimo fu quello iniziato da Gesù stesso, quindi l’originale cui anche noi dovremmo fare riferimento, ma non è sotto ogni aspetto sempre il modello migliore, e vedremo perché.
Gli Atti degli apostoli, definito da alcuni critici un racconto romanzato, si è dimostrato invece storicamente accurato e il migliore sugli eventi del primo cristianesimo. C’è tanto che possiamo e dobbiamo imparare da questo libro. Inizialmente vedremo il ruolo dello Spirito Santo come potenza viva ed efficace, che infuse nei primi cristiani la forza per vivere e dare testimonianza di Gesù - vedremo grandi miracoli che Dio compie per propagare il suo messaggio e proteggere la sua giovane chiesa- vedremo l’unità dei primi cristiani e il loro spirito d’amore e sacrificio comune – e vedremo anche un diverbio, le cui cause esistevano già nei giorni di Gesù. E' la storia del primo scisma fra cristiani, cui le epistole di Paolo fanno spesso riferimento. E' un conflitto che vale la pena studiare e capire bene, perché si protrae fino ad oggi.
Leggendo il libro degli Atti è determinante notare anche quello che non c'è scritto. Per esempio se vediamo che un aspetto della nostra religione cristiana non è menzionato come parte del cristianesimo di allora, sarebbe opportuno anche per noi metterlo da parte per ora e tornare alla semplicità originale. Non dico che non esistano altri aspetti validi della nostra fede, cose che sono subentrate dopo, ma entreremo in merito in un secondo tempo. Per ora, come nella costruzione di una casa, è opportuno andare per ordine... prima le fondamenta, poi le mura, ecc.
D’altra parte noteremo anche certe pratiche dei primi cristiani che erano più che altro parte di un retaggio culturale giudaico, e che giustamente furono abbandonate nel tempo. A riguardo è opportuno guardare le circostanze sociali e culturali del tempo.
Il contesto storico-culturale
Gli Ebrei erano il popolo cui Dio, tramite Mosè, aveva dato le sue leggi, i cosiddetti comandamenti. Per avere un'immagine di come queste leggi influivano sulla società ebraica, si può trarre un’analogia con la Sharia islamica. Uso quest’esempio non perché le due cose siano identiche, ma perché nell’odierno la cosa che più si assomiglia alla realtà di quel tempo, è un qualsiasi paese in cui la Sharia sia non solo etica religiosa, ma anche il sistema giuridico ufficiale. Allo stesso modo, nell'Israele dei primi cristiani, le leggi mosaiche erano sia legge applicata sia dottrina di Dio. Non esistevano distinzioni fra le due cose, che regolavano non solo l’ordinamento sociale, ma esprimevano anche la volontà di Dio. Purtroppo, in questa condizione, gli abusi della legge erano spesso commessi in nome di Dio. Coloro che esercitavano potere lo facevano sia legalmente sia spiritualmente e opprimevano il popolo in nome di Dio. Gesù arrivò in questa realtà e vi si scontrò brutalmente - specialmente con i capi religiosi, gestori della legge, che ben presto lo vollero crocefisso. Non fu diverso per i suoi seguaci, che subirono la stessa ira da parte della stessa gerarchia.
L’inizio di una nuova era
Nonostante l’ostracismo del sistema vigente e grazie ai tanti miracoli e potenti manifestazioni dello Spirito Santo, i primi cristiani si moltiplicarono rapidamente. Questi, inclusi gli apostoli, derivavano tutti da quella cultura ebraica che abbiamo appena descritto e, per quanto fossero penosamente consapevoli delle sue lacune, ne erano pur sempre condizionati. Un aspetto di questo condizionamento, era il sentirsi parte di un’elite privilegiata in virtù della loro discendenza da Abramo - di essere il popolo prescelto da Dio e suoi rappresentanti nel mondo. Ai loro occhi i pagani erano invece degli “infedeli”, non di pari dignità e una sorta di razza inferiore. Con questi evitavano ogni contatto per timore di esserne contaminati.
Molti dei primi cristiani avevano fatto parte di quella folla che inizialmente rigettò Gesù perché non corrispondeva alla loro idea del Messia. Questi non li aveva liberati dai romani, resi potenti e ristabilito il trono di Davide, come intendevano sarebbe avvenuto col Messia. Più tardi, vista e provata la potenza dello Spirito Santo, riconobbero in Gesù la mano di Dio, ma questo non fu sufficiente a dare loro una nuova cultura e continuavano a essere Ebrei in religione, regola, cultura e attitudine verso il mondo esterno. Il cristianesimo dei primi decenni a Gerusalemme era per lo più Antico Testamento con l’aggiunta di un nuovo personaggio, Gesù. Se Dio non fosse intervenuto per apportare dei cambiamenti più rilevanti, il cristianesimo sarebbe rimasto una setta all’interno dell’ebraismo.
Come fece Dio a cambiare le cose? Nel libro degli Atti vediamo alcuni eventi cruciali. Il primo è in Atti capitolo dieci, dove Pietro ricevette una rivelazione da Dio che lo istruiva a non considerare immondi i pagani, siccome per lui non v’era differenza fra ebreo e pagano. L’enormità del problema si esprimeva nella frase di Pietro, quando in obbedienza alla visione di Dio, entrò in casa di un romano e disse: "Voi sapete come non sia lecito a un giudeo di aver relazioni con uno straniero o di entrar in casa sua; ma Dio mi ha mostrato che nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato [1]. Niente di più chiaro, eppure non bastò ad apportare cambiamenti significativi. L'evento tramite il quale Dio prese il timone del cristianesimo per fargli cambiare rotta, arrivò invece poco più tardi e fu la conversione dell'Apostolo Paolo.
Paolo, fariseo letterato e zelante della tradizione ebraica, si era inizialmente scagliato contro la minaccia della nuova setta cristiana. Dio intervenne e lo accecò, poi gli riaprì gli occhi e, finalmente, Paolo ci vide - riconobbe in Gesù il Messia, l'autore del Nuovo Patto e tutto cambiò. Paolo diventò l’apostolo per eccellenza, colui che guidò il cristianesimo nella sua trasformazione da setta giudaica a chiesa universale.
Non ben accetto a Gerusalemme, Paolo se ne andò altrove. In altre nazioni predicò il vangelo ai pagani, senza l’ingombro dell’antica religione ebraica, che per lui era stata superata da Cristo. Il suo successo fu enorme e, con lo Spirito di Dio che lo sosteneva, il suo modello di cristianesimo si sparse rapidamente fra i popoli non ebraici. Eventualmente si sviluppò una profonda spaccatura con la chiesa madre di Gerusalemme, che non accettava ben volentieri né Paolo né i suoi nuovi cristiani. Se non fosse stato per il suo successo, avrebbero preferito ignorarlo, ma per via dei numeri che lui portava a Cristo, dovettero eventualmente confrontarsi con lui.
La chiesa di Gerusalemme non riteneva che Paolo insegnasse il cristianesimo secondo la retta via. Per essere cristiani, questi affermavano che occorreva prima adeguarsi ai requisiti delle leggi Mosaiche. Per loro, infatti, il cristianesimo non era che un supplemento all’unica vera religione, cioè quella del Vecchio Testamento. Paolo affermava invece che con Cristo era iniziata una nuova era, un Nuovo Testamento, che rendeva l’antico sorpassato per il cristiano.
Lo scontro fra questi due modi d’intendere il cristianesimo fu così severo che non si risolse mai e sfociò perfino in uno scontro aperto fra Paolo e Pietro [2]. Fu anche la causa del primo concilio di Gerusalemme [3] che si risolse con un compromesso, ma non fermò il diverbio.
Paolo rimase ai margini della chiesa ufficiale e le sue idee mal accette dai suoi colleghi a Gerusalemme. Le cose rimasero tali fino a un evento catastrofico che era stato dettagliatamente profetizzato, ma il cui adempimento non è descritto nel libro degli Atti. L’evento fu la distruzione di Gerusalemme nel 70 D.C., e per conoscerne i particolari occorre ricercare altre fonti storiche. Fu d’allora che quel ramo originale del cristianesimo, che osservava la vecchia religione ebraica, perse il suo ruolo di centralità. I cristiani cosiddetti della concisione (perché ebrei circoncisi) emigrarono altrove, molti verso l’Arabia, e si suppone che furono i loro discendenti con cui Maometto apprese le sue nozioni di Gesù - il che spiegherebbe perché il Corano riflette un’opinione di Gesù comune in certi settori dell’ebraismo cristiano, dove Gesù era visto più come profeta che iniziatore di un nuovo patto.
A caro prezzo, con la distruzione di Gerusalemme e la diaspora degli ebrei, inclusi i cristiani della concisione, il cristianesimo finalmente maturò e tagliò il suo cordone ombelicale al Vecchio Testamento. Paolo, da voce fuori coro, diventò invece il primo soprano. La sua visione per un cristianesimo universale fu finalmente riconosciuta e altri lo seguirono a proclamarla in tutto il mondo. Infine i suoi scritti, e quelli del suo discepolo Luca, divennero la maggior parte del Nuovo Testamento.
Con questo vi lascio alla vostra lettura degli Atti degli Apostoli, che sono sicuro troverete affascinate.
Buona lettura.
1. Atti degli apostoli 10; 28
2. Epistola di Paolo ai Galati 2
3. Atti degli apostoli 15
venerdì 17 settembre 2010
I Parte
Il Metodo e i Vangeli
Il nuovo metodo che propongo, è questo: Innanzitutto, come già detto, provare a mettere da parte tutto quello che abbiamo imparato prima, non perché necessariamente sbagliato, ma per ricostruire per ordine senza rischio di farlo su basi pericolanti. Dopodiché inizia il vero e proprio studio, diviso in sei sezioni, ognuna delle quali richiede solo la lettura iniziale delle pagine introduttive intitolate I, II, III, IV, V e VI Parte. Lo studio vero e proprio avviene poi in quelle parti della Bibbia cui le pagine introduttive fanno riferimento. Per esempio la I Parte, tratta i vangeli e va seguita dalla lettura dei vangeli. Si possono leggere o ascoltarli in audio, ma è essenziale immergerci in questi per un po’ di tempo, senza divagare nelle Epistole o nel Vecchio Testamento. Suggerirei di cominciare con i vangeli di Giovanni e Matteo. Marco e Luca sono in parte simili a Matteo e si possono leggere in un secondo tempo.
Perché iniziare con questi? Innanzitutto perché leggere i vangeli ci riempie delle parole di Gesù, delle cose che Lui fece e di ciò che i suoi primi discepoli insegnarono su di Lui. In seguito andremo oltre, ma sarà necessario avere i vangeli come fondamento, e ci serviranno come criterio per comprendere e misurare il resto. Leggendoli troveremo degli apparenti controsensi, ci saranno dei vuoti e per colmarli avremo bisogno di attingere dal vecchio testamento, o dalle epistole di Paolo. Questo, però, solo in un secondo momento, altrimenti rischiamo di confondere il cristianesimo con qualcos’altro e di farne un ennesimo sincretismo. Ci muoveremo quindi passo per passo, ponendo prima le fondamenta e costruendo poi il resto dell’edificio.
Qualche consiglio su come leggere
Sappiamo che qualsiasi resoconto di eventi accaduti, per quanto fedele e accurato possa essere, è in parte anche soggettivo. I vangeli, per di più, raccontano di cose avvenute due millenni fa, furono scritti in una lingua d’altri tempi e da persone che adattarono i racconti alle culture della gente per cui scrivevano. A sentire tutto questo qualcuno si chiederà come fidarsi allora di quello che leggeremo nei vangeli. La risposta è semplice. Abbiamo quattro evangelisti e quattro vangeli, cioè quattro punti di vista. Se quattro persone diverse vedono lo stesso evento e lo raccontano, ognuno lo farà a modo suo e ci saranno delle differenze. Ci sarà chi enfatizzerà certi aspetti, chi li minimizzerà, o ignorerà completamente, perché ognuno reagisce in modo diverso a ciò che vede e così fu anche per gli scrittori dei Vangeli. Tutto questo, però, non indebolisce l’affidabilità del racconto ma la incrementa. Perché? Perché se avessimo un solo resoconto, non saremmo in grado di riconoscerne gli elementi soggettivi. Non potremmo così facilmente separare l’intento, opinione, o semplice stile dello scrittore dagli eventi e persona descritta, in questo caso Gesù. I quattro racconti con quattro punti di vista diversi, ci danno la possibilità di confrontare e col confronto di creare un’immagine tridimensionale, piuttosto che piatta. Ci consentono d’individuare e separare, almeno in parte, l’interferenza umana di chi ci comunica l’evento, e perciò di vederlo meglio.
Come già detto, s’inizia con un incontro che ci permette di “provare” Gesù, e conoscere che Lui è esattamente quello che affermò di essere. Ora vogliamo crescere in quella conoscenza e approfondire il nostro rapporto con lui. Sapere com’era vuol dire sapere com’è. Leggere è un modo di acquisire questa conoscenza, ma è un modo che si avvale del linguaggio umano ed è perciò limitato dallo stesso. La nostra conoscenza di Gesù però va oltre a questo limite perché Lui comunica con noi in più modi. All’inizio del Vangelo di Giovanni incontriamo le frasi “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre [1].
Da questo vediamo l’ampiezza di quel concetto di “Parola” in cui Gesù è il “Logos” di Dio, cioè quella parte di Dio che comunica con noi e, a tale scopo, usa anche il linguaggio umano. Lui solo, però, è la “Parola Vivente” e non ogni cosa che leggiamo, neanche nella Bibbia, può essere considerata esattamente tale. (Per chi trova questo concetto difficile da accettare, vedi l’articolo in appendice “Errori nella Bibbia?") L’apostolo Paolo, un grande conoscitore delle antiche scritture disse: “Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto”[2]. Perciò anche il più approfondito studio della Bibbia ci permetterà solo di vedere in parte, o di non vedere niente se non lo abbiniamo con la nostra esperienza personale con Lui e ascoltiamo anche agli altri modi in cui Dio comunica con noi.
Come vedere oltre alle parole
Cos’è allora che principalmente vogliamo vedere nei Vangeli? Innanzitutto com’era Gesù! Abbiamo già detto che gli apostoli erano persone con opinioni e personalità diverse e che questo s'intravede nel modo in cui raccontano gli eventi della vita terrena di Gesù. Sappiamo che Matteo, per esempio, scrisse per un pubblico ebraico e usò molti riferimenti dalle antiche scritture per aiutarli a riconoscere che Gesù era il loro atteso messia. Il Suo vangelo è chiaramente marcato da questo intento. Giovanni, invece, scrisse molti anni dopo ed ebbe modo di maturare cose su Gesù che gli altri, a loro tempo, non avevano ancora considerato. E’ Giovanni, infatti, che citò queste parole di Gesù “Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà” [3]. Ed è questo che Giovanni fa nel suo vangelo, ci annuncia quelle cose che chiaramente gli sono state rivelate molto più tardi, e vedremo quali sono.
Nella nostra lettura non è ora necessario capire ogni differenza degli evangelisti e i loro vangeli, ma basta connettere i punti e farci un quadro di com’era Gesù. Se Gesù era la Parola “vivente”, l’espressione del Dio padre, allora se vediamo Lui, vediamo Dio. “Filippo gli disse: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Gesù gli disse: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre" [4]. Per vedere Gesù noi abbiamo i Vangeli e in questi dobbiamo sia ascoltare le sue parole, sia scrutare ciò che faceva e abbinare così l’insegnamento al comportamento. Cerchiamo di vedere come Gesù reagiva in determinate situazioni, come si comportava con vari tipi di persone e, nel tutto, cerchiamo di capire in che realtà viveva e a quali cambiamenti mirava. Questi sono elementi importantissimi per crearsi un quadro più completo e chiaro possibile.
Da non fare è il proiettare le nostre idee in quello che leggiamo. Usando aspetti parziali del vangelo, tendiamo tutti a crearci un’immagine di Gesù a nostra somiglianza. Per esempio se tendiamo ad adirarci, a essere presuntuosi e a giudicare gli altri, potremmo trovare una scusa per il nostro comportamento in Gesù arrabbiato che scaccia i cambiamonete e i mercanti dal tempio. Se invece siamo portati verso una religione di regole e superbia verso i peccatori, potremmo giustificarci con frasi di Gesù tipo "Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” [5].
Prendendo solo parte del vangelo possiamo dipingere Gesù come un profeta iracondo che con la frusta castiga i malvagi, o come moralista imperdonabile che castiga non solo per i peccati commessi, ma anche per quelli appena immaginati.
Ecco l’importanza di farsi un quadro completo, di leggere e leggere e continuare a leggere e confrontare quello che si legge. Prendiamo per esempio, la frase appena citata sull’adulterio; da sola potrebbe portare a certe conclusioni, ma se vogliamo un quadro completo, dobbiamo osservare anche come Gesù si comportò nei vari casi di adulterio narrati nei vangeli, tipo l’adultera che fu condotta da lui per essere giudicata, la donna samaritana che aveva avuto cinque mariti e viveva con uno con cui non era sposata, la Maddalena, e così via.
Questo principio vale per tutto quello che studieremo e se lo applichiamo fedelmente alla lettura dei vangeli, sono convinto che alla fine, a scapito di qualche domanda qua e là, avremo un’immagine sufficientemente chiara di chi era, cosa insegnava e come si comportava Gesù. I suoi pensieri cominceranno a vivere in noi e i suoi comportamenti a influenzare i nostri. In ogni situazione potremo finalmente cominciare a chiederci “come si comporterebbe Gesù se fosse qui adesso?” e questo sarà un criterio fondamentale anche per affrontare le prossime parti del nostro studio.
Per ora, buona lettura dei vangeli!
Nota: Ho cercato di non essere noiosamente ripetitivo, ma siccome ogni parte può essere usata anche singolarmente, per renderne ognuna la più completa possibile, vi si troveranno alcuni concetti ripetuti. Alcuni approfondimenti che si collegano allo studio, ma che non ritengo fondamentali per lo stesso, li ho invece riportati in appendice. Sono più che altro risposte a domande specifiche che potrebbero sorgere in alcuni nel corso dello studio.
1. Vangelo di Giovanni 1; 1 a 3 e 14
2. Prima epistola di Paolo ai Corinzi 13; 12
3. Vangelo di Giovanni 16; 12 a 14
4. Vangelo di Giovanni 14; 8 e 9
5. Vangelo di Matteo 5; 27,28
Il nuovo metodo che propongo, è questo: Innanzitutto, come già detto, provare a mettere da parte tutto quello che abbiamo imparato prima, non perché necessariamente sbagliato, ma per ricostruire per ordine senza rischio di farlo su basi pericolanti. Dopodiché inizia il vero e proprio studio, diviso in sei sezioni, ognuna delle quali richiede solo la lettura iniziale delle pagine introduttive intitolate I, II, III, IV, V e VI Parte. Lo studio vero e proprio avviene poi in quelle parti della Bibbia cui le pagine introduttive fanno riferimento. Per esempio la I Parte, tratta i vangeli e va seguita dalla lettura dei vangeli. Si possono leggere o ascoltarli in audio, ma è essenziale immergerci in questi per un po’ di tempo, senza divagare nelle Epistole o nel Vecchio Testamento. Suggerirei di cominciare con i vangeli di Giovanni e Matteo. Marco e Luca sono in parte simili a Matteo e si possono leggere in un secondo tempo.
Perché iniziare con questi? Innanzitutto perché leggere i vangeli ci riempie delle parole di Gesù, delle cose che Lui fece e di ciò che i suoi primi discepoli insegnarono su di Lui. In seguito andremo oltre, ma sarà necessario avere i vangeli come fondamento, e ci serviranno come criterio per comprendere e misurare il resto. Leggendoli troveremo degli apparenti controsensi, ci saranno dei vuoti e per colmarli avremo bisogno di attingere dal vecchio testamento, o dalle epistole di Paolo. Questo, però, solo in un secondo momento, altrimenti rischiamo di confondere il cristianesimo con qualcos’altro e di farne un ennesimo sincretismo. Ci muoveremo quindi passo per passo, ponendo prima le fondamenta e costruendo poi il resto dell’edificio.
Qualche consiglio su come leggere
Sappiamo che qualsiasi resoconto di eventi accaduti, per quanto fedele e accurato possa essere, è in parte anche soggettivo. I vangeli, per di più, raccontano di cose avvenute due millenni fa, furono scritti in una lingua d’altri tempi e da persone che adattarono i racconti alle culture della gente per cui scrivevano. A sentire tutto questo qualcuno si chiederà come fidarsi allora di quello che leggeremo nei vangeli. La risposta è semplice. Abbiamo quattro evangelisti e quattro vangeli, cioè quattro punti di vista. Se quattro persone diverse vedono lo stesso evento e lo raccontano, ognuno lo farà a modo suo e ci saranno delle differenze. Ci sarà chi enfatizzerà certi aspetti, chi li minimizzerà, o ignorerà completamente, perché ognuno reagisce in modo diverso a ciò che vede e così fu anche per gli scrittori dei Vangeli. Tutto questo, però, non indebolisce l’affidabilità del racconto ma la incrementa. Perché? Perché se avessimo un solo resoconto, non saremmo in grado di riconoscerne gli elementi soggettivi. Non potremmo così facilmente separare l’intento, opinione, o semplice stile dello scrittore dagli eventi e persona descritta, in questo caso Gesù. I quattro racconti con quattro punti di vista diversi, ci danno la possibilità di confrontare e col confronto di creare un’immagine tridimensionale, piuttosto che piatta. Ci consentono d’individuare e separare, almeno in parte, l’interferenza umana di chi ci comunica l’evento, e perciò di vederlo meglio.
Come già detto, s’inizia con un incontro che ci permette di “provare” Gesù, e conoscere che Lui è esattamente quello che affermò di essere. Ora vogliamo crescere in quella conoscenza e approfondire il nostro rapporto con lui. Sapere com’era vuol dire sapere com’è. Leggere è un modo di acquisire questa conoscenza, ma è un modo che si avvale del linguaggio umano ed è perciò limitato dallo stesso. La nostra conoscenza di Gesù però va oltre a questo limite perché Lui comunica con noi in più modi. All’inizio del Vangelo di Giovanni incontriamo le frasi “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre [1].
Da questo vediamo l’ampiezza di quel concetto di “Parola” in cui Gesù è il “Logos” di Dio, cioè quella parte di Dio che comunica con noi e, a tale scopo, usa anche il linguaggio umano. Lui solo, però, è la “Parola Vivente” e non ogni cosa che leggiamo, neanche nella Bibbia, può essere considerata esattamente tale. (Per chi trova questo concetto difficile da accettare, vedi l’articolo in appendice “Errori nella Bibbia?") L’apostolo Paolo, un grande conoscitore delle antiche scritture disse: “Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto”[2]. Perciò anche il più approfondito studio della Bibbia ci permetterà solo di vedere in parte, o di non vedere niente se non lo abbiniamo con la nostra esperienza personale con Lui e ascoltiamo anche agli altri modi in cui Dio comunica con noi.
Come vedere oltre alle parole
Cos’è allora che principalmente vogliamo vedere nei Vangeli? Innanzitutto com’era Gesù! Abbiamo già detto che gli apostoli erano persone con opinioni e personalità diverse e che questo s'intravede nel modo in cui raccontano gli eventi della vita terrena di Gesù. Sappiamo che Matteo, per esempio, scrisse per un pubblico ebraico e usò molti riferimenti dalle antiche scritture per aiutarli a riconoscere che Gesù era il loro atteso messia. Il Suo vangelo è chiaramente marcato da questo intento. Giovanni, invece, scrisse molti anni dopo ed ebbe modo di maturare cose su Gesù che gli altri, a loro tempo, non avevano ancora considerato. E’ Giovanni, infatti, che citò queste parole di Gesù “Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà” [3]. Ed è questo che Giovanni fa nel suo vangelo, ci annuncia quelle cose che chiaramente gli sono state rivelate molto più tardi, e vedremo quali sono.
Nella nostra lettura non è ora necessario capire ogni differenza degli evangelisti e i loro vangeli, ma basta connettere i punti e farci un quadro di com’era Gesù. Se Gesù era la Parola “vivente”, l’espressione del Dio padre, allora se vediamo Lui, vediamo Dio. “Filippo gli disse: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Gesù gli disse: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre" [4]. Per vedere Gesù noi abbiamo i Vangeli e in questi dobbiamo sia ascoltare le sue parole, sia scrutare ciò che faceva e abbinare così l’insegnamento al comportamento. Cerchiamo di vedere come Gesù reagiva in determinate situazioni, come si comportava con vari tipi di persone e, nel tutto, cerchiamo di capire in che realtà viveva e a quali cambiamenti mirava. Questi sono elementi importantissimi per crearsi un quadro più completo e chiaro possibile.
Da non fare è il proiettare le nostre idee in quello che leggiamo. Usando aspetti parziali del vangelo, tendiamo tutti a crearci un’immagine di Gesù a nostra somiglianza. Per esempio se tendiamo ad adirarci, a essere presuntuosi e a giudicare gli altri, potremmo trovare una scusa per il nostro comportamento in Gesù arrabbiato che scaccia i cambiamonete e i mercanti dal tempio. Se invece siamo portati verso una religione di regole e superbia verso i peccatori, potremmo giustificarci con frasi di Gesù tipo "Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” [5].
Prendendo solo parte del vangelo possiamo dipingere Gesù come un profeta iracondo che con la frusta castiga i malvagi, o come moralista imperdonabile che castiga non solo per i peccati commessi, ma anche per quelli appena immaginati.
Ecco l’importanza di farsi un quadro completo, di leggere e leggere e continuare a leggere e confrontare quello che si legge. Prendiamo per esempio, la frase appena citata sull’adulterio; da sola potrebbe portare a certe conclusioni, ma se vogliamo un quadro completo, dobbiamo osservare anche come Gesù si comportò nei vari casi di adulterio narrati nei vangeli, tipo l’adultera che fu condotta da lui per essere giudicata, la donna samaritana che aveva avuto cinque mariti e viveva con uno con cui non era sposata, la Maddalena, e così via.
Questo principio vale per tutto quello che studieremo e se lo applichiamo fedelmente alla lettura dei vangeli, sono convinto che alla fine, a scapito di qualche domanda qua e là, avremo un’immagine sufficientemente chiara di chi era, cosa insegnava e come si comportava Gesù. I suoi pensieri cominceranno a vivere in noi e i suoi comportamenti a influenzare i nostri. In ogni situazione potremo finalmente cominciare a chiederci “come si comporterebbe Gesù se fosse qui adesso?” e questo sarà un criterio fondamentale anche per affrontare le prossime parti del nostro studio.
Per ora, buona lettura dei vangeli!
Nota: Ho cercato di non essere noiosamente ripetitivo, ma siccome ogni parte può essere usata anche singolarmente, per renderne ognuna la più completa possibile, vi si troveranno alcuni concetti ripetuti. Alcuni approfondimenti che si collegano allo studio, ma che non ritengo fondamentali per lo stesso, li ho invece riportati in appendice. Sono più che altro risposte a domande specifiche che potrebbero sorgere in alcuni nel corso dello studio.
1. Vangelo di Giovanni 1; 1 a 3 e 14
2. Prima epistola di Paolo ai Corinzi 13; 12
3. Vangelo di Giovanni 16; 12 a 14
4. Vangelo di Giovanni 14; 8 e 9
5. Vangelo di Matteo 5; 27,28
Il primo passo
Cominciamo dal vangelo! Dimentichiamo, o per lo meno cerchiamo di mettere da parte quello che abbiamo imparato finora sul cristianesimo, e torniamo all’originale, al fondatore, a Gesù stesso. Qualcuno si chiederà se per conoscere il vero Gesù ci si può però fidare dei vangeli, siccome anche lì si trovano cose difficili da capire e degli apparenti controsensi. Vedremo a breve le ragioni per cui possiamo fidarci dei vangeli, ma andremo anche oltre e, per rispondere a più domande, non si potrà essere sempre semplici. Ci dovremo addentrare anche nei ragionamenti complessi di San Paolo, dei teologi e degli storici, che ci aiutano a conoscere il contesto degli eventi raccontati nel vangelo. In ogni modo, anche se a volte ce ne allontaneremo, il nostro intento sarà di tornare sempre alla semplicità, e sono convinto che a lavoro finito, apparirà tutto molto semplice e lineare. Perfino quegli aspetti della Bibbia un po’ duri da digerire, troveranno la loro spiegazione.
Incontrare Gesù
E’ inutile però avviarsi alla scoperta di qualcuno, se non si è disposti a incontrarlo. Si può, infatti, studiare il cristianesimo per un’intera vita, ma se non si è disposti a provarlo, è uno sforzo inutile. Per provare Gesù basta incontrarlo, il che può essere istantaneo o graduale e inizia con un semplice atto di fede, un semplice sì, una preghiera, un aprirsi a Lui, un’alzata di mano, o uno sguardo. Ci sono tanti modi in cui una persona può aprire la porta del proprio cuore e far sì che Gesù entri. Non esiste una formula precisa, ma chiunque lo fa, in qualsiasi modo voglia, saprà di averlo fatto e di averlo incontrato. Se tu, che leggi, non sei sicuro di averlo mai fatto, fermati ora, raccogliti in te e apri il tuo cuore a Gesù, con le tue parole, o in silenzio, ma chiedigli di entrare e manifestarsi in te.
Conoscere Gesù
Come poi non basta incontrare una persona per conoscerla pienamente, così anche l'incontrare Gesù è solo l’inizio di una scoperta che si estende per un'intera vita, e oltre. Perfino i discepoli non conoscevano bene Gesù mentre vivevano con Lui. V’erano vari ostacoli alla loro piena comprensione, come la sua presenza fisica, che impediva loro di vederlo nello spirito. Erano poi condizionati dalla cultura del tempo, specialmente dall'aspettativa popolare su come il Messia si sarebbe manifestato, così che non riconobbero nemmeno il suo vero ruolo, se non alla fine. Cionondimeno lo seguirono e guarirono, scacciarono demoni e fecero molte grandi opere in nome Suo.
L’apostolo Paolo andò ben oltre alla loro comprensione di Gesù e faticò a lungo, epistola dopo epistola, per aiutare i suoi fratelli a capire quel grande cambiamento che Gesù aveva realizzato, cioè il passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento. Giovanni, che visse più a lungo, lo sviluppò ancora più a fondo e incluse nel suo vangelo concetti non ancora capiti, né dai suoi condiscepoli, né da Paolo. In pratica, neanche noi finiremo mai di capire e scoprire Gesù, ma è un cammino ricolmo di meraviglie ad ogni passo, e vale la pena percorrerlo. Nei prossimi capitoli lo percorreremo assieme.
Incontrare Gesù
E’ inutile però avviarsi alla scoperta di qualcuno, se non si è disposti a incontrarlo. Si può, infatti, studiare il cristianesimo per un’intera vita, ma se non si è disposti a provarlo, è uno sforzo inutile. Per provare Gesù basta incontrarlo, il che può essere istantaneo o graduale e inizia con un semplice atto di fede, un semplice sì, una preghiera, un aprirsi a Lui, un’alzata di mano, o uno sguardo. Ci sono tanti modi in cui una persona può aprire la porta del proprio cuore e far sì che Gesù entri. Non esiste una formula precisa, ma chiunque lo fa, in qualsiasi modo voglia, saprà di averlo fatto e di averlo incontrato. Se tu, che leggi, non sei sicuro di averlo mai fatto, fermati ora, raccogliti in te e apri il tuo cuore a Gesù, con le tue parole, o in silenzio, ma chiedigli di entrare e manifestarsi in te.
Conoscere Gesù
Come poi non basta incontrare una persona per conoscerla pienamente, così anche l'incontrare Gesù è solo l’inizio di una scoperta che si estende per un'intera vita, e oltre. Perfino i discepoli non conoscevano bene Gesù mentre vivevano con Lui. V’erano vari ostacoli alla loro piena comprensione, come la sua presenza fisica, che impediva loro di vederlo nello spirito. Erano poi condizionati dalla cultura del tempo, specialmente dall'aspettativa popolare su come il Messia si sarebbe manifestato, così che non riconobbero nemmeno il suo vero ruolo, se non alla fine. Cionondimeno lo seguirono e guarirono, scacciarono demoni e fecero molte grandi opere in nome Suo.
L’apostolo Paolo andò ben oltre alla loro comprensione di Gesù e faticò a lungo, epistola dopo epistola, per aiutare i suoi fratelli a capire quel grande cambiamento che Gesù aveva realizzato, cioè il passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento. Giovanni, che visse più a lungo, lo sviluppò ancora più a fondo e incluse nel suo vangelo concetti non ancora capiti, né dai suoi condiscepoli, né da Paolo. In pratica, neanche noi finiremo mai di capire e scoprire Gesù, ma è un cammino ricolmo di meraviglie ad ogni passo, e vale la pena percorrerlo. Nei prossimi capitoli lo percorreremo assieme.
La religione semplice
Il Cristianesimo è una religione semplice, che anche un bambino può capire, infatti, Gesù disse “lasciate che i bambini vengano a me perché di loro è il regno dei cieli” [1].
Gesù insegnò che amare Dio e gli altri è tutta la religione di cui c’è bisogno: “Gesù gli disse: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti" [2].
Molti anni dopo l’apostolo Giovanni insegnò che la natura di Dio è amore e che amare è la religione che Dio desidera: “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” [3].
Per alcuni, però, il cristianesimo non appare così semplice ma complesso, con centinaia di regole da osservare, cose da evitare, riti da seguire e tanto da imparare. Il teologo Svizzero, Emil Brunner, spiegò l’apparente complessità con queste parole: “Finché siamo sotto la Legge (Mosaica), non possiamo percepire l’unità nascosta di tutti i comandamenti. Fa parte del legalismo che la volontà di Dio ci appaia come una molteplicità di comandamenti. In realtà è solo uno, e indivisibile; Dio non vuole nient’altro che l’amore perché Lui stesso è Amore” [4].
Similmente Sant’Agostino d'Ippona disse “Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”.
Tutto questo non è difficile da capire, ma molto semplice e racchiude in se la risposta a qualsiasi domanda che ne può derivare. Per esempio qualcuno potrebbe chiedersi: “Ma se come dice Sant’Agostino, dobbiamo solo amare e possiamo fare ciò che vogliamo, potrebbe esserci qualcuno che se ne approfitta e ruba, o sfrutta i più deboli”. In questo caso è ovvio che quel “qualcuno” non fa parte di chi ama, perché l’amore non fa del male al prossimo, perciò la questione non è più una di fede, ma di ordinamento sociale e per questo esistono appropriati strumenti di controllo. Il credente che invece abbraccia questo semplice regola d’amore, non solo no si approfitterà dei deboli e non li deruberà, ma andrà oltre e cercherà lui stesso di aiutarli. In pratica l’amore è una disciplina superiore alle leggi dell’ordinamento sociale e va oltre, perché cerca attivamente il benessere altrui. Mentre la legge utilizza la paura come strumento di controllo “se rubi, vai in prigione”, l’amore, per chi l’ha scelto come disciplina di vita, genera non solo autocontrollo di fronte alla tentazione di rubare, ma anche il desiderio di dare a chi ha bisogno. Le stesse parole di Sant Agostino indicano che la libertà dell'amore non implica il libertinismo “ama e fa’ ciò che vuoi … sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.” Questo è il cuore e la semplicità del cristianesimo.
Qualcuno dirà, “ma se è tutto così semplice, allora perché tutte queste divisioni nel cristianesimo? Perché così tante chiese, interpretazioni teologiche diverse e faide fra cristiani? Perché così tante discussioni sul battesimo, lo spirito santo, l’eucarestia, l’escatologia, ermeneutica, esegesi, soteriologia, ecc.? Fra così tante voci chi ha ragione, e di chi fidarsi per conoscere veramente cos’è il cristianesimo, la sua etica, insegnamento e scopo? Per rispondere a queste domande propongo il metodo di studio che ho accennato nell’introduzione. Si tratta di un approccio pratico e semplice.
1. Vangelo di Matteo 19; 14
2. Vangelo di Matteo 22; 37 a 40
3. Prima epistola di Giovanni 4; 7,8 e 16
4. Emil Brunner - da “Lettera ai Romani”
Gesù insegnò che amare Dio e gli altri è tutta la religione di cui c’è bisogno: “Gesù gli disse: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti" [2].
Molti anni dopo l’apostolo Giovanni insegnò che la natura di Dio è amore e che amare è la religione che Dio desidera: “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” [3].
Per alcuni, però, il cristianesimo non appare così semplice ma complesso, con centinaia di regole da osservare, cose da evitare, riti da seguire e tanto da imparare. Il teologo Svizzero, Emil Brunner, spiegò l’apparente complessità con queste parole: “Finché siamo sotto la Legge (Mosaica), non possiamo percepire l’unità nascosta di tutti i comandamenti. Fa parte del legalismo che la volontà di Dio ci appaia come una molteplicità di comandamenti. In realtà è solo uno, e indivisibile; Dio non vuole nient’altro che l’amore perché Lui stesso è Amore” [4].
Similmente Sant’Agostino d'Ippona disse “Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”.
Tutto questo non è difficile da capire, ma molto semplice e racchiude in se la risposta a qualsiasi domanda che ne può derivare. Per esempio qualcuno potrebbe chiedersi: “Ma se come dice Sant’Agostino, dobbiamo solo amare e possiamo fare ciò che vogliamo, potrebbe esserci qualcuno che se ne approfitta e ruba, o sfrutta i più deboli”. In questo caso è ovvio che quel “qualcuno” non fa parte di chi ama, perché l’amore non fa del male al prossimo, perciò la questione non è più una di fede, ma di ordinamento sociale e per questo esistono appropriati strumenti di controllo. Il credente che invece abbraccia questo semplice regola d’amore, non solo no si approfitterà dei deboli e non li deruberà, ma andrà oltre e cercherà lui stesso di aiutarli. In pratica l’amore è una disciplina superiore alle leggi dell’ordinamento sociale e va oltre, perché cerca attivamente il benessere altrui. Mentre la legge utilizza la paura come strumento di controllo “se rubi, vai in prigione”, l’amore, per chi l’ha scelto come disciplina di vita, genera non solo autocontrollo di fronte alla tentazione di rubare, ma anche il desiderio di dare a chi ha bisogno. Le stesse parole di Sant Agostino indicano che la libertà dell'amore non implica il libertinismo “ama e fa’ ciò che vuoi … sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.” Questo è il cuore e la semplicità del cristianesimo.
Qualcuno dirà, “ma se è tutto così semplice, allora perché tutte queste divisioni nel cristianesimo? Perché così tante chiese, interpretazioni teologiche diverse e faide fra cristiani? Perché così tante discussioni sul battesimo, lo spirito santo, l’eucarestia, l’escatologia, ermeneutica, esegesi, soteriologia, ecc.? Fra così tante voci chi ha ragione, e di chi fidarsi per conoscere veramente cos’è il cristianesimo, la sua etica, insegnamento e scopo? Per rispondere a queste domande propongo il metodo di studio che ho accennato nell’introduzione. Si tratta di un approccio pratico e semplice.
1. Vangelo di Matteo 19; 14
2. Vangelo di Matteo 22; 37 a 40
3. Prima epistola di Giovanni 4; 7,8 e 16
4. Emil Brunner - da “Lettera ai Romani”
Introduzione
Ho studiato e insegnato la Bibbia per qualche decennio e mi ha sempre appassionato la storia, particolarmente quella del cristianesimo. Ho cercato di studiarla da più prospettive, e più studiavo, più mi rendevo conto di non sapere, di essere stato anch’io condizionato dal mio ambiente e cultura, e di essermi sbagliato su tante cose. Col tempo, la presunzione della mia giovinezza, quando pensavo di avere il diritto di mettere gli altri sulla retta via, si è un po’ affievolita e ho imparato a rispettare il cristianesimo altrui. Mentre prima categorizzavo gli altri credenti secondo criteri teologici, o la chiesa cui appartenevano, ho imparato negli anni che Gesù è assai più tollerante di me. Più volte l’ho visto aiutare, guarire, rispondere alle preghiere e manifestarsi miracolosamente nella vita di molti cristiani, che io non ritenevo nemmeno tali.
D’altra parte è anche vero che fra chi si dichiara cristiano, c’è chi non conosce quello in cui pensa di credere, pur essendo apparentemente religioso. Per alcuni, infatti, il cristianesimo non è che parte di un’eredità culturale, etnica o nazionale; qualcosa in cui si è nati e niente di più. Altri, invece, pur non ritenendosi religiosi, hanno percepito l’essenza del cristianesimo e l’hanno accolto. Poi v’è quell’altro numero crescente di persone che cercano risposte, ma guardano al cristianesimo con diffidenza. Intuiscono che v’è qualcosa di rilevante, ma sono trattenuti dall’avvicinarcisi per una serie di motivi. Primo fra questi, sta forse il lato oscuro della religione, la sua superbia, arroganza e intolleranza.
A scapito dei grandi luminari della fede e del loro notevole contributo al benessere umano, la storia ci racconta anche di uomini che, arrogandosi il privilegio di agire in nome di Dio, commisero brutalità inaudite. Fra i crimini di matrice religiosa, alcuni dei peggiori avvennero, infatti, fra cristiani che si accusavano l'un l'altro di eresia. L’appellativo “eretico”, usato e strausato in passato, è tuttora quello che si attribuisce con maggior facilità alla concorrenza, cioè il cristianesimo altrui. Ci si dimentica che Gesù fu accusato di eresia e sentenziato a morte per bestemmia, che l’Apostolo Paolo fu accusato di eresia, e che il giovane cristianesimo era un’odiata setta ebraica, ritenuta eretica. Il ciclo vizioso si ripete ancora oggi e gli entusiasti di un particolare marchio di cristianesimo additano spesso la concorrenza come eretica. Indubbiamente lo fanno in buona fede, convinti che sia per l’onore di Dio, l’integrità della sana dottrina e per proteggere chi potrebbe sviarsi nell’eresia.
Il cristianesimo appare quindi diviso e la polemica che scorre fra le varie fazioni, fa si che si diventi un po’ scettici su ognuno. D’altra parte un unico cristianesimo non sarebbe necessariamente la cosa migliore e tratteremo questo tema, se pur brevemente, in un’appendice separata. Da considerare, in ogni modo, è che nessun individuo vede Dio allo stesso modo. Ognuno di noi ha le proprie percezioni e non si ha mai l’assoluta certezza di tutto quello che la nostra religione comporta. Ovviamente qualche certezza c’è, salvo per chi potrebbe aver scelto una religione allo stesso modo in cui si acquista una polizza assicurativa, o un biglietto della lotteria – costa un pochino adesso ma si spera che protegga da guai futuri, o che porti perfino fortuna. Nella maggior parte dei casi, credo piuttosto che la scelta della fede cristiana non sia così incerta, ma sia fondata su qualcosa di concreto. Sono convinto che per molti ci sia stato un incontro, che Gesù si sia manifestato in qualche modo e si sia perciò certi di Lui. Per il resto, nella maggior parte dei casi, ci si affida poi alla tradizione ricevuta. Ci si rimette a quel tipo di cristianesimo che c’è più vicino, quello culturalmente più accessibile e che, per noi in Italia, includerebbe anche un bel po’ di Divina Commedia.
Neanche’ io ero, ne sono tuttora, esente dal percepire attraverso dei filtri culturali. E' stato solo tramite un prolungato confronto con persone e culture diverse che ho potuto allargare un po’ le mie prospettive. Non credo, in ogni modo, che in questa vita si possa mai arrivare alla perfezione, ma penso che si possa solo progredire gradualmente. Nel nostro cammino di fede non conta tanto a che punto siamo, ma la direzione in cui ci muoviamo. L’apostolo Paolo disse che quand’era bambino capiva e parlava da bambino, ma quando fu adulto, mise da parte le cose da bambino [1]. A mio avviso, questo mettere da parte le cose da bambino, denota un processo di avanzamento cruciale che non finisce mai. Se cerchiamo l’apprendimento e siamo disposti ad abbandonare concetti logori e obsoleti, allora ogni anno guarderemo indietro soddisfatti – seppure con un po’ d’imbarazzo per gli aspetti infantili che riconosceremo di avere superato.
Consapevole di questo, ringrazio Dio per avermi aiutato a superare certi preconcetti del passato e aperto gli occhi a quel che stava davanti a me da anni, ma che non riuscivo a distinguere. Ora mi sento più leggero e mi appare tutto molto più chiaro e semplice di prima. So che sarà ancora più semplice domani, ma non aspetto inutilmente di avere una comprensione perfetta di ogni cosa prima di scrivere. Ho semplicemente deciso di condividere ciò che ho raccolto finora sul libro in questione, ben sapendo che c’è ancora tanto da raccogliere. Premetto di conseguenza, che qualsiasi ragionamento, analisi o valutazione che proporrò in questo metodo di studio, se pure con tono entusiasta, si tratta pur sempre di qualcosa d’imperfetto e soggetto a migliorie. Sono idee attinte da varie fonti, ma che ho avuto modo di avvalorare tramite esperienza, e che ora metto per ordine affinché possano beneficiare anche altri. E’ probabile che il risultato finale sia diverso da quello inizialmente inteso, nel qual caso sarà una nuova esperienza di apprendimento. D’altro canto invito il lettore a non scartare questo metodo per via della sua provvisorietà, né per idee contrarie a cognizioni precedenti, ma invito a provarlo fino in fondo e a lasciarlo agire per un po’ di tempo. Solo così si potrà provare se, in effetti, è valido, necessita migliorie o va semplicemente scartato.
Quel che mi ha spinto a formulare questo metodo di studio della Sacra Scrittura, è stato il desiderio di far sì che l’interessato possa, con poche pagine introduttive, affrontarne lo studio da solo, senza il bisogno di iscriversi a corsi vari e scegliere a priori un determinato marchio di cristianesimo. Per questo ho scelto il titolo “La Religione Semplice” e il sottotitolo “Il Fai Da Te della Bibbia”. Non è per dichiarare indipendenza dalle istituzioni cristiane, o dare l’idea che il cristianesimo sia una religione fai da tè. Tutt’altro, il cristianesimo è la religione dove Gesù ha già fatto tutto e noi possiamo fare ben poco, però anche quel poco appare tremendamente complesso e troppi desistono dall’affrontarlo. Io ho voluto demistificare la complessità della religione cristiana e metterla alla portata di tutti. Non è difficile capire la Bibbia e il programma di Dio, bastano solo alcuni strumenti, un po’ d’istruzioni, e si può affrontare il lavoro anche da soli.
Dedico questo metodo a chiunque è interessato, ma particolarmente a chi è incerto del cristianesimo che vede oggi – a chi cerca verità ma diffida delle proposte in mercato – a quei cristiani che si sentono respinti, che hanno domande su aspetti della loro fede ma non trovano risposte adeguate – a chi riconosce delle incompatibilità fra ciò che sanno di Gesù e le istituzioni che lo rappresentano, ma non riescono né a separare le cose, né a farle convivere armoniosamente - a coloro che, pur ritenendo fiducia nella Bibbia e avendo cercato risposte in essa, si sono poi arresi per la difficoltà di comprendere un libro di altri tempi e culture. Io dedico questo “fai da te” a tutti costoro, sperando che possa semplificare le cose e dare a loro gli strumenti per trovare le risposte che cercano, ma soprattutto prego che possa aiutarli a conoscere chi ci ha dato il libro.
1. Prima epistola di Paolo ai Corinzi 13; 11
D’altra parte è anche vero che fra chi si dichiara cristiano, c’è chi non conosce quello in cui pensa di credere, pur essendo apparentemente religioso. Per alcuni, infatti, il cristianesimo non è che parte di un’eredità culturale, etnica o nazionale; qualcosa in cui si è nati e niente di più. Altri, invece, pur non ritenendosi religiosi, hanno percepito l’essenza del cristianesimo e l’hanno accolto. Poi v’è quell’altro numero crescente di persone che cercano risposte, ma guardano al cristianesimo con diffidenza. Intuiscono che v’è qualcosa di rilevante, ma sono trattenuti dall’avvicinarcisi per una serie di motivi. Primo fra questi, sta forse il lato oscuro della religione, la sua superbia, arroganza e intolleranza.
A scapito dei grandi luminari della fede e del loro notevole contributo al benessere umano, la storia ci racconta anche di uomini che, arrogandosi il privilegio di agire in nome di Dio, commisero brutalità inaudite. Fra i crimini di matrice religiosa, alcuni dei peggiori avvennero, infatti, fra cristiani che si accusavano l'un l'altro di eresia. L’appellativo “eretico”, usato e strausato in passato, è tuttora quello che si attribuisce con maggior facilità alla concorrenza, cioè il cristianesimo altrui. Ci si dimentica che Gesù fu accusato di eresia e sentenziato a morte per bestemmia, che l’Apostolo Paolo fu accusato di eresia, e che il giovane cristianesimo era un’odiata setta ebraica, ritenuta eretica. Il ciclo vizioso si ripete ancora oggi e gli entusiasti di un particolare marchio di cristianesimo additano spesso la concorrenza come eretica. Indubbiamente lo fanno in buona fede, convinti che sia per l’onore di Dio, l’integrità della sana dottrina e per proteggere chi potrebbe sviarsi nell’eresia.
Il cristianesimo appare quindi diviso e la polemica che scorre fra le varie fazioni, fa si che si diventi un po’ scettici su ognuno. D’altra parte un unico cristianesimo non sarebbe necessariamente la cosa migliore e tratteremo questo tema, se pur brevemente, in un’appendice separata. Da considerare, in ogni modo, è che nessun individuo vede Dio allo stesso modo. Ognuno di noi ha le proprie percezioni e non si ha mai l’assoluta certezza di tutto quello che la nostra religione comporta. Ovviamente qualche certezza c’è, salvo per chi potrebbe aver scelto una religione allo stesso modo in cui si acquista una polizza assicurativa, o un biglietto della lotteria – costa un pochino adesso ma si spera che protegga da guai futuri, o che porti perfino fortuna. Nella maggior parte dei casi, credo piuttosto che la scelta della fede cristiana non sia così incerta, ma sia fondata su qualcosa di concreto. Sono convinto che per molti ci sia stato un incontro, che Gesù si sia manifestato in qualche modo e si sia perciò certi di Lui. Per il resto, nella maggior parte dei casi, ci si affida poi alla tradizione ricevuta. Ci si rimette a quel tipo di cristianesimo che c’è più vicino, quello culturalmente più accessibile e che, per noi in Italia, includerebbe anche un bel po’ di Divina Commedia.
Neanche’ io ero, ne sono tuttora, esente dal percepire attraverso dei filtri culturali. E' stato solo tramite un prolungato confronto con persone e culture diverse che ho potuto allargare un po’ le mie prospettive. Non credo, in ogni modo, che in questa vita si possa mai arrivare alla perfezione, ma penso che si possa solo progredire gradualmente. Nel nostro cammino di fede non conta tanto a che punto siamo, ma la direzione in cui ci muoviamo. L’apostolo Paolo disse che quand’era bambino capiva e parlava da bambino, ma quando fu adulto, mise da parte le cose da bambino [1]. A mio avviso, questo mettere da parte le cose da bambino, denota un processo di avanzamento cruciale che non finisce mai. Se cerchiamo l’apprendimento e siamo disposti ad abbandonare concetti logori e obsoleti, allora ogni anno guarderemo indietro soddisfatti – seppure con un po’ d’imbarazzo per gli aspetti infantili che riconosceremo di avere superato.
Consapevole di questo, ringrazio Dio per avermi aiutato a superare certi preconcetti del passato e aperto gli occhi a quel che stava davanti a me da anni, ma che non riuscivo a distinguere. Ora mi sento più leggero e mi appare tutto molto più chiaro e semplice di prima. So che sarà ancora più semplice domani, ma non aspetto inutilmente di avere una comprensione perfetta di ogni cosa prima di scrivere. Ho semplicemente deciso di condividere ciò che ho raccolto finora sul libro in questione, ben sapendo che c’è ancora tanto da raccogliere. Premetto di conseguenza, che qualsiasi ragionamento, analisi o valutazione che proporrò in questo metodo di studio, se pure con tono entusiasta, si tratta pur sempre di qualcosa d’imperfetto e soggetto a migliorie. Sono idee attinte da varie fonti, ma che ho avuto modo di avvalorare tramite esperienza, e che ora metto per ordine affinché possano beneficiare anche altri. E’ probabile che il risultato finale sia diverso da quello inizialmente inteso, nel qual caso sarà una nuova esperienza di apprendimento. D’altro canto invito il lettore a non scartare questo metodo per via della sua provvisorietà, né per idee contrarie a cognizioni precedenti, ma invito a provarlo fino in fondo e a lasciarlo agire per un po’ di tempo. Solo così si potrà provare se, in effetti, è valido, necessita migliorie o va semplicemente scartato.
Quel che mi ha spinto a formulare questo metodo di studio della Sacra Scrittura, è stato il desiderio di far sì che l’interessato possa, con poche pagine introduttive, affrontarne lo studio da solo, senza il bisogno di iscriversi a corsi vari e scegliere a priori un determinato marchio di cristianesimo. Per questo ho scelto il titolo “La Religione Semplice” e il sottotitolo “Il Fai Da Te della Bibbia”. Non è per dichiarare indipendenza dalle istituzioni cristiane, o dare l’idea che il cristianesimo sia una religione fai da tè. Tutt’altro, il cristianesimo è la religione dove Gesù ha già fatto tutto e noi possiamo fare ben poco, però anche quel poco appare tremendamente complesso e troppi desistono dall’affrontarlo. Io ho voluto demistificare la complessità della religione cristiana e metterla alla portata di tutti. Non è difficile capire la Bibbia e il programma di Dio, bastano solo alcuni strumenti, un po’ d’istruzioni, e si può affrontare il lavoro anche da soli.
Dedico questo metodo a chiunque è interessato, ma particolarmente a chi è incerto del cristianesimo che vede oggi – a chi cerca verità ma diffida delle proposte in mercato – a quei cristiani che si sentono respinti, che hanno domande su aspetti della loro fede ma non trovano risposte adeguate – a chi riconosce delle incompatibilità fra ciò che sanno di Gesù e le istituzioni che lo rappresentano, ma non riescono né a separare le cose, né a farle convivere armoniosamente - a coloro che, pur ritenendo fiducia nella Bibbia e avendo cercato risposte in essa, si sono poi arresi per la difficoltà di comprendere un libro di altri tempi e culture. Io dedico questo “fai da te” a tutti costoro, sperando che possa semplificare le cose e dare a loro gli strumenti per trovare le risposte che cercano, ma soprattutto prego che possa aiutarli a conoscere chi ci ha dato il libro.
1. Prima epistola di Paolo ai Corinzi 13; 11
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